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Il cibo è un elemento costante della nostra vita quotidiana, e tuttavia non risponde solamente a esigenze o bisogni legati al corpo, ma è fatto oggetto di attenzioni di natura simbolica che rimandano a caratteri di sacralità, di ritualità, di seduzione e mistero. Non è un caso che il cibo sia presente come fatto culturale in ogni realtà comunitaria e nazionale, e d’altro canto esso è pure fattore caratterizzante delle religioni.
A partire dai grandi monoteismi è riscontrabile una centralità del cibo come fattore impregnato di sacralità. Anche l’assenza di cibo può essere declinata come dimensione sacra: si pensi al digiuno. La stessa regolamentazione delle quantità e delle qualità differenziate da ingerire può rispondere a motivazioni che rimandano ad una prospettiva legata al sacro. Del resto lo stesso cibo ha una sua dinamica che ha molto a che vedere con il ciclo della vita, dunque ancora una volta con un’esperienza che non può non richiamare l’interrogativo sul significato dell’esistenza e, pertanto, sul valore del sacro. |